Carnaby Street compie 50 anni. A giugno mostre ed eventi per riscoprire la strada storica di Londra.
Situata a pochi metri da Oxford Street e Regent Street, è un vero paradiso per gli acquisti in una piccola area pedonale, con circa 100 negozi. Nella mitica Carnaby Street, dove 50 anni fa si incontravano il giovanissimo Mick Jagger e centinaia di ragazzine che imitavano Twiggy (la modella icona dei Sixties), nascono ancora nuove mode e look all’avanguardia. La sua presenza è testimoniata da più di 3 secoli nelle carte e gli annali di Londra, ma solo alla fine degli anni ’50 del ’900 Carnaby Street è diventata il centro di tendenza della moda internazionale, nell’epoca d’oro della swinging London. Alle porte del quartiere di Soho, con il vivace via vai di musicisti, artisti, scrittori e fotografi dei locali blues della scena underground in piena evoluzione, Carnaby Street diventò presto la vetrina dell’immagine esteriore di quella cultura.
Nel 1959 John Stephen aprì il primo negozio di vestiti di Carnaby Street, che si chiamava “His clothes”. Per lui lavorò sperimentando sul design David Bowie, e presto molte bands si rivolsero ai sempre più numerosi negozi di moda della strada per studiare il loro look: i Beatles, e gli Who solo per citare i più noti.
Insieme al fenomeno culturale e di costume, Carnaby street fu un fenomeno economico, fu la scoperta del mercato della moda giovanile. Stephen diventò celebre in tutto il mondo e potè aprire numerosi negozi a Londra e New York perché comprese le grandi possibilità del design creato sull’onda dei successi musicali e di costume e reso accessibile a tutti. E Carnaby Street a tuttoggi è la vetrina di tendenza per i giovani di tutto il mondo, a dimostrazione che l’intuizione dei designer di quell’epoca fu davvero significativa.
Fra i negozi della Kingly Court, Harriet Sanders è una vetrina dei migliori talenti creativi della scena londinese: attualissime le borse del tailandese Rudi Joti e quelle in pelle nera di Gemma Johnson, i guanti in tricot di Rachel Esswood, i gemelli da polso in ceramica di Sonia Spencer. All’ora di pranzo, per un’insalata di zucchine e parmigiano si può tentare da Shampers, ambiente accogliente, con una buona selezione di bottiglie anche sotto le 20 sterline. A pochi passi, all’11, il minuscolo Peckham Rye riconcilia con cravatte e farfallini anche chi ha messo tutta la vita solo maglie a girocollo: qui tutto è realizzato in seta made in England, cravatte di ogni colore e fantasia, morbide sciarpe indossate dai gentlemen della City.
Ampia scelta di mostre: alla Tate Britain (www.tate.org.uk) si visita fino al 16 maggio la retrospettiva di Chris Ofili: un viaggio coloratissimo attraverso il lavoro dell’artista inglese di origini nigeriane (Manchester, 1968) che scioccò, nel 1999, Rudolph Giuliani con il dipinto The Holy Virgin Mary (un’opera che appoggiava su due palle di sterco di elefante, simbolo di fertilità per l’artista). Poi i suoi quadri, diventati più decorativi ed eleganti, hanno rappresentato l’Inghileterra con successo alla Biennale di Venezia del 2003. Ma la rassegna del momento è Carnaby Street: 1960-2010 , allestita al 38 di Carnaby Street e dedicata alla storia della via. Il racconto, sotto vetro, si dipana per oltre quattro secoli, dal Seicento a oggi, narrando, per esempio, le fortune di negozi come His Clothes, aperto da John Stephen prima in Beak Street e poi in Carnaby Street, meta obbligata per i Beatles e i Rolling Stones. In occasione delle celebrazioni del cinquantennio è previsto anche un live music a giugno e una sfilata di moda a settembre. In vendita il volume, a tiratura limitata, Carnaby Street: 1960-2010 con immagini del celeberrimo fotografo degli anni Sessanta, Philip Townsend.
Viliana Trombetta









