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In che modo la pubblicità comunica e persuade?

images3Cosa succede quando una persona è esposta ad uno spot pubblicitario? L’interpretazione del messaggio sarà quello voluto dal mittente, oppure no? Lo spot verrà ignorato, la persona cambierà posizione rispetto ai propri gusti riguardo a quella marca, quale saranno le reazioni? Le risposte a tutto questo implicano una comprensione dei processi psicologici come la percezione, l’elaborazione dell’informazione, la comunicazione, la persuasione, il cambiamento di atteggiamento, ecc.
La domanda principale che ogni persona deve farsi ogni volta che deve proporre creatività o fare semplicemente un discorso, è “quale obiettivo devo raggiungere?”  e non  “di cosa devo parlare?”. In effetti, senza un obiettivo, senza una meta precisa, è come prendere la macchina senza sapere dove andare. Nella comunicazione è la stessa cosa: se non c’è un obiettivo da raggiungere le nostre parole vagheranno nel vuoto. La maggior parte delle persone ritiene che comunicare significhi informare, dire ciò che pensa o trasmettere dati, senza tener conto che uno degli elementi fondamentali per fare questo è ottenere l’interesse dell’interlocutore.  Le altre  domanda sono: “ che cosa voglio che la gente faccia, perché mi dovrebbero stare a sentire?”.
Le motivazioni per cui una persona è più portata verso un certo tipo di informazioni piuttosto che altre, sono tante quante sono le persone e dipendono dalle differenze individuali ( esigenze di informazione, interessi, cultura, contesto sociale, stile, valori, ecc). Ognuno ha una propria percezione che può essere definita come “il processo attraverso il quale una persona mantiene contatto col proprio ambiente, riceve degli stimoli e li interpreta”. Di tutto il bombardamento pubblicitario a cui siamo sottoposti quotidianamente solo una piccolissima percentuale attraversa il filtro dell’ attenzione. Se poi l’informazione ha un valore pratico, è stimolante, è interessante, utile  e trasmette uno stato d’animo piacevole, è certamente vantaggiosa sia per l’emittente che per il ricevente. Di solito le persone hanno una preferenza per le informazioni che danno loro sostegno, dalle quali sono stimolate ad approfondire perché ritenute gratificanti. Però è anche vero che la gente è curiosa del mondo che la circonda, specialmente quando si annoia cerca la novità, l’inaspettato, il cambiamento ,la complessità , qualcosa da cui imparare e da cui gioire. Gli eventi prevedibili, le cose scontate, annoiano a breve termine. Esiste un tipo di pubblicità “emotiva”che ha effetto proprio perché incentrata sulla generazione di emozioni, sulle percezioni delle emozioni che circondano l’esperienza raccontata. Da qui i vari approcci alternativi, i vari stili di comunicazione, al fine di abbattere quelle barriere percettive attraverso le quali certi messaggi altrimenti non passerebbero.

Viliana Trombetta


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