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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: CON IL DL 132/14 VENGONO APPORTATE MODIFICHE AL CODICE CIVILE, AL CODICE DEI PROCEDURA CIVILE E ALLE DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE. IL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PUBBLICA DUE IMPORTANTI DOCUMENTI.

tribunaleI documenti pubblicati e scaricabili  sono:

Tabella CNF Riforma della Giustizia

Guida CNF Riforma della Giustizia

Entrano subito in vigore tre strumenti, a favore dei giudici per ridurre i tempi e sbrigare il lavoro arretrato: arbitrato, negoziazione assistita e passaggio da rito ordinario a rito sommario. Importanti modifiche sono state apportate anche nel campo dell’esecuzione forzata mobiliare e del pignoramento presso terzi.
Nelle cause dinanzi al tribunale, o in grado d’appello pendenti, che non hanno ad oggetto diritti indisponibili e che non vertono in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale, nelle quali la causa non è stata assunta in decisione, le parti con istanza congiunta possono chiedere di promuovere un procedimento arbitrale. Il giudice dovrà disporre la trasmissione del fascicolo al presidente del Consiglio dell’Ordine del circondario in cui ha sede il Tribunale, ovvero la Corte di appello, per la nomina del collegio arbitrale. Gli arbitri saranno individuati “concordemente dalle parti o dal presidente del consiglio dell’Ordine, tra gli avvocati iscritti da almeno tre anni all’albo che non hanno avuto condanne disciplinari definitive e che, prima della trasmissione del fascicolo, hanno reso una dichiarazione di disponibilità”. Qualora la traslazione del giudizio avvenga in sede di appello è previsto un termine di 120 giorni per il deposito del lodo; in mancanza il processo deve essere riassunto entro i successivi 60 giorni. Soltanto quando il processo è riassunto il lodo non può più essere pronunciato ed è espressamente prevista l’estinzione del processo ove, nel caso di mancata pronuncia del lodo, non si proceda con la riassunzione. Nelle ipotesi in cui vi sia dichiarazione di nullità del lodo pronunciato entro il termine di 120 giorni o, comunque, entro il termine per la riassunzione, il processo deve essere riassunto entro 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di nullità. Per incentivare poi l’accesso alla procedura arbitrale è stato previsto che con decreto regolamentare del ministro della Giustizia potranno essere stabilite riduzioni dei parametri sui compensi degli arbitri. Inoltre, non si applica la solidarietà passiva a carico delle parti per i compensi degli arbitri.

Con la negoziazione assistita si evitano i cosiddetti mediatori e la conciliazione passa direttamente attraverso gli avvocati che dovranno concordare il termine  per l’espletamento della procedura, in ogni caso non inferiore a un mese e l’oggetto della controversia che non deve riguardare diritti indisponibili. La convenzione dovrà essere redatta in forma scritta. Gli avvocati certificano l’autografia delle sottoscrizioni apposte alla convenzione sotto la propria responsabilità professionale. È dovere deontologico degli avvocati informare il cliente all’atto del conferimento dell’incarico della possibilità di ricorrere alla convocazione di negoziazione assistita.
Passaggio al rito sommario
Si preferisce la definizione rapida delle cause civili, ma solo per le controversie  con il giudice unico e non con il collegio: il giudice può disporre la prosecuzione del procedimento per la via sommaria di cognizione di cui all’articolo 702-ter Cpc a norma del nuovo articolo 183-bis del cpc. Questa procedura può venire disposta solo all’udienza di trattazione una volta valutata la complessità della lite e dell’istruzione probatoria e previo contraddittorio anche mediante trattazione scritta. Difatti con l’ordinanza non impugnabile di adozione del rito sommario il giudice invita le parti a indicare, a pena di decadenza, nella stessa udienza i mezzi di prova, ivi compresi i documenti, di cui intendono avvalersi e la relativa prova contraria. Solo su richiesta, il giudice potrà fissare una nuova udienza e assegnare un termine non superiore a 15 giorni per l’indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali e termine di ulteriori dieci giorni per le sole indicazioni di prova contraria. Il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del provvedimento richiesto. L’ordinanza emessa è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l’iscrizione d’ipoteca e per la trascrizione e costituirà cosa giudicata ove non appellata entro 30 giorni dalla sua comunicazione o notificazione, secondo quanto prescritto dall’articolo 703-quater Cpc.
La norma fa salvi eventuali obblighi di conciliazione imposti da altre disposizioni di legge: con la conseguenza che, se le parti sceglieranno di procedere alla negoziazione assistita in una materia per la quale è obbligatorio il tentativo di mediazione, quest’ultimo non potrà essere evitato solo perché il primo tentativo di bonario componimento non avrà avuto successo.
Nei casi in cui  sono obbligatorie sia la negoziazione assistita che la conciliazione (anche detta media conciliazione) innanzi agli organismi della propria città  non si potrà far a meno né dell’una, né dell’altra procedura. Entrambe, infatti, sono a condizione di procedibilità della successiva azione giudiziaria: il che significa che i clienti degli avvocati si troveranno a sostenere due iter preliminari prima di poter procedere innanzi al giudice. Si pensi, per esempio, a una controversia contro una compagnia telefonica. L’iniziativa per intraprendere tale procedura nasce da un accordo sottoscritto dalle parti con scrittura privata (cosiddetta convenzione di negoziazione) con firme autenticate dai rispettivi avvocati. Basta indicare l’oggetto della controversia e il termine (non inferiore a 30 giorni) entro cui finalizzare l’accordo.
Diritto del lavoro
Gli accordi sottoscritti tra avvocati nelle controversie di lavoro hanno finalmente la stessa efficacia delle conciliazioni raggiunte nelle sedi classiche (direzione territoriale del lavoro, collegio sindacale, commissione di certificazione) se sono sottoscritti al termine della nuova procedura di negoziazione assistita, appena introdotta dalla riforma della giustizia. Una novità che richiederà, tuttavia, l’applicazione di alcuni passaggi formali importanti, tenendo conto che la nuova procedura è la volontarietà, salvo casi eccezionali (domande di pagamento fino a 50mila euro per le quali non è proponibile il decreto ingiuntivo, incidenti stradali). L’avvocato deve informare – a pena di sanzione disciplinare dell’Ordine – il cliente, all’atto del conferimento dell’incarico, della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita. Se il cliente intende tentare questa strada, l’avvocato manda alla controparte un invito a stipulare la convenzione, nel quale indica l’oggetto della controversia. Se la parte non risponde entro 30 giorni, l’invito si intende rifiutato e il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio. L’invito deve essere firmato dalla parte, con certificazione dell’autenticità a cura del legale, e la sua comunicazione interrompe la prescrizione e la decadenza, per una sola volta. Se l’invito viene accettato, viene siglata una “convenzione di negoziazione assistita“. Questo accordo impegna le parti (con l’assistenza dei rispettivi legali) a cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia. La convenzione deve precisare il termine concordato dalle parti per l’espletamento della procedura, che non può essere inferiore a un mese; la fissazione di un periodo di durata minima rende rigida la procedura, in quanto non tiene conto della possibilità che le parti trovino un accordo prima del decorso del mese. L’accordo deve anche precisare l’oggetto della controversia e non può riguardare diritti indisponibili. La convenzione di negoziazione deve essere redatta, a pena di nullità, in forma scritta, e deve essere siglata sia dalle parti, sia dai rispettivi legali, i quali certificano l’autenticità delle sottoscrizioni apposte dai loro clienti. Se la trattativa si conclude positivamente, viene firmato un accordo che ha un’efficacia molto forte, in quanto costituisce titolo esecutivo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale; per le controversie di lavoro, inoltre, l’intesa ha un’efficacia identica alle conciliazioni convalidate in sede protetta. Anche le firme apposte a questo accordo sono certificate dagli avvocati, ma non solo: i legali devono anche confermare, sotto la propria responsabilità, che l’intesa è conforme alle norme imperative e all’ordine pubblico. Per accentuare il carattere vincolante delle intese, la legge precisa che costituisce illecito deontologico per l’avvocato impugnare un accordo alla cui redazione ha partecipato. Una volta raggiunta l’intesa, non servono ulteriori adempimenti per produrre l’efficacia esecutiva; la legge prevede l’obbligo di trasmettere copia dell’accordo al Consiglio dell’Ordine circondariale del luogo ove l’accordo è stato raggiunto, ma solo allo scopo di monitorare l’efficacia della nuova normativa.
Esecuzione forzata: notifiche via Pec; cambia la competenza territoriale
Le novità introdotte in materia di esecuzione forzata  che entreranno in vigore 30 giorni dopo la legge di conversione, sono finalizzate essenzialmente a tre obiettivi: maggiore efficacia dell’esecuzione; semplificazione del procedimento; razionalizzazione dell’uso delle risorse giudiziarie.
–    Nella prima prospettiva si colloca la previsione dell’anticipazione dell’emissione dell’ordine di liberazione degli immobili pignorati  (da eseguire a cura del custode giudiziario) al momento della pronuncia dell’ordinanza di vendita o di delega delle relative operazioni, risultando l’incertezza sui tempi di effettiva immissione degli acquirenti nella detenzione degli immobili venduti uno dei fattori di maggiore criticità nel rapporto con il mercato immobiliare e quindi causa di aste deserte con deprezzamento dei beni.
–    Possibilità di notificare il pignoramento al debitore e al terzo anche a mezzo posta ed a mezzo Pec e quindi non più solo “personalmente”.
A ciò si aggiunge la regola della concentrazione della competenza per l’espropriazione di crediti presso il giudice del luogo della sede, residenza o domicilio del debitore indipendentemente da dove si trovi il terzo, salvo che il terzo sia una pubblica amministrazione, nel qual caso rimane competente il giudice della sede pubblica. La modifica della competenza territoriale è evidentemente correlata all’estensione a tutte le procedure della previsione della dichiarazione da parte del terzo del proprio debito o dei beni detenuti esclusivamente con invio di comunicazione entro 10 giorni all’indirizzo Pec del legale del creditore, dovendo il terzo comparire in udienza avanti al giudice unicamente nell’ipotesi in cui non abbia inviato la dichiarazione.
Sono invece funzionali all’obiettivo della riduzione del numero di procedimenti le seguenti previsioni: il superamento del deposito automatico del verbale di pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario presso la cancelleria del tribunale, spettando in ogni caso, per tutti i tipi di procedura, al creditore decidere, sulla base dei risultati del pignoramento e delle prospettive di realizzo, se dare impulso al procedimento effettuando entro dieci giorni il deposito o se far cessare l’efficacia del pignoramento; la previsione che, a partire dal 15 marzo 2015, il creditore deve effettuare l’iscrizione a ruolo unicamente con modalità telematica con conseguente alimentazione pressoché automatica dei registri di cancelleria e liberazione di rilevanti risorse umane di cancelleria (attualmente le cancellerie devono inserire manualmente una grande quantità di dati per oltre 500.000 procedure all’anno).
L’ufficiale giudiziario delegato al pignoramento potrà, su istanza del creditore, interrogare l’Anagrafe Tributaria del fisco. In questo database sono contenuti tutti gli elementi utili dai quali è possibile individuare eventuali fonti di reddito dei contribuenti. Collegata con l’Anagrafe Tributaria è la cosiddetta Anagrafe dei conti correnti, anch’essa in uso all’amministrazione fiscale, che rivela in quale istituto di credito ciascun italiano conserva i propri risparmi. Il creditore potrà anche più facilmente pignorare l’automezzo del debitore chiedendo all’ufficiale giudiziario di interrogare il PRA per verificare quali autoveicoli sono intestati al moroso. L’ufficiale riceverà un bonus sulla busta paga per ogni credito che avrà pignorato ed in base al valore dello stesso. In caso di pignoramento della casa, quest’ultima dovrà essere sloggiata immediatamente.
Fin quando non saranno attivati i collegamenti diretti degli ufficiali giudiziari alla banche dati e varato il relativo regolamento i creditori potranno rivolgersi direttamente ai gestori delle stesse sulla base dell’autorizzazione richiesta al presidente del tribunale o suo delegato che deve verificare unicamente l’esistenza di un titolo esecutivo. In tal modo il creditore privato può disporre di strumenti per la ricerca dei beni da pignorare analoghi a quelli finora previsti per i crediti erariali.
Al fine d’incentivare l’efficienza degli ufficiale giudiziari nella ricerca dei beni e nel corso delle operazioni di pignoramento è previsto un ulteriore compenso, che rientra nelle spese di esecuzione, determinato sulla base del risultato finale dell’esecuzione, ossia in percentuale variabile sul ricavato della vendita o sul valore di assegnazione delle cose in ogni caso quando si tratta di esecuzione mobiliare e sul valore di assegnazione dei crediti o delle cose, ma solo se il pignoramento è stato effettuato a seguito della ricerca telematica dell’ufficiale giudiziario, nel caso di espropriazione presso terzi.
Pignoramento presso terzi
Per semplificare il procedimento del pignoramento presso terzi, si prevede che la dichiarazione del terzo dovrà avvenire, in tutti i casi (anche quando è pignorato un credito di lavoro), mediante invio a mezzo raccomandata o posta elettronica certificata entro dieci giorni direttamente al creditore. Inoltre, se il debitore esecutato è un privato, il giudice competente per i pignoramenti di crediti è quello del luogo dove il debitore esecutato ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede; rimane la competenza del giudice del luogo dove il terzo ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede solo quando esecutata è una pubblica amministrazione. Infine viene previsto  che la notifica al terzo del pignoramento possa essere effettuata in tutte le forme previste dal codice compresa quella mediante posta elettronica certificata.
Pignoramenti immobiliari
Per una maggiore efficienza delle procedure esecutive immobiliari, vista la difficoltà di collocazione dei beni sul mercato ed in particolare l’effetto dissuasivo delle incertezze in ordine allo stato di occupazione, è stato previsto che il giudice deve emettere, già quando dispone la vendita, l’ordine di liberazione dell’immobile che deve essere eseguito a cura del custode giudiziario.
Testimonianza scritta e compensazione delle spese con limiti.
Il decreto legge consente l’accesso, dentro il processo, di “dichiarazioni scritte” rese da terzi agli avvocati fuori dal giudizio e, quindi, non davanti al magistrato.
Scarse sono le prescrizioni disposte al difensore: basterà che provveda all’identificazione del dichiarante  e ad avvertire il terzo che la dichiarazione può essere utilizzata in giudizio, in relazione alle conseguenze di false dichiarazioni, e che il giudice può disporre anche d’ufficio che sia chiamato a deporre come testimone.
Condanna alle spese: regola generale
Novità anche per quanto riguarda la condanna alle spese di giudizio (tasse e onorario dell’avvocato di controparte) in caso di sconfitta nella causa. Si è stabilito che se vi è soccombenza reciproca oppure nel caso di novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti. Comunque queste ulteriori precisazioni si applicano ai procedimenti introdotti a decorrere dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del Decreto legge.
Separazioni e divorzi
Cambia il processo della famiglia in crisi: se c’è accordo tra le parti non serve più passare per il tribunale, sempre che non ci siano figli minori o disabili. Il provvedimento prevede  che in tutti i casi di separazioni, divorzi o modifica delle condizioni nei quali ci sia un accordo diretto tra le parti il controllo e la supervisione sulla bontà dello stesso sia lasciata ai privati.
Le due vie individuate si differenziano solo per quanto di seguito:
1. in una procedura ci sarà l’intervento dell’avvocato di fiducia, quanto l’accordo di cessazione del matrimonio contenga “patti di trasferimento patrimoniali” (ossia spostamenti di denaro): iter, questo, operativo da subito.
2. In mancanza, invece, di patti che comportino un dare-avere economico, marito e moglie che vogliano sospendere o cessare la loro vita coniugale potranno – ma solo dopo l’entrata in vigore della legge di conversione – portare il loro accordo direttamente all’ufficiale di stato civile, che lo “tradurrà” in un atto scritto che farà sottoscrivere agli interessati “immediatamente dopo il ricevimento delle dichiarazioni”.
In entrambi i casi si realizzerà una forte riduzione di tempi, che dovrebbero ridursi a pochi giorni.
Dove dunque vi sia la necessità di regolare un “dare-avere“, per le separazioni personali consensuali, i divorzi congiunti e le “modifiche delle condizioni di separazione o di divorzio” che siano state concordate, si può già risparmiare tempo con la convenzione di negoziazione assistita formalizzata dagli avvocati, in modo da rendere formale e pubblico, con l’annotazione negli atti dello stato civile, l’accordo raggiunto. L’atto, con la sottoscrizione apposta dall’avvocato, valida sia per la certificazione delle firme sia come attestato di non contrarietà dell’accordo alle norme imperative o di ordine pubblico, dovrà essere trasmesso entro il termine di dieci giorni all’ufficiale di stato civile del Comune nel quale il matrimonio fu iscritto o trascritto per il contestuale aggiornamento dei registri. A garanzia della tempestività di trasmissione e della certezza delle attestazioni dei registri dello stato civile è stata prevista, in capo all’avvocato che viola il termine di dieci giorni una sanzione amministrativa pecuniaria da 5mila e 50mila euro. Il procedimento di controllo del rispetto dei tempi è delegato, ex lege, al Comune che deve effettuare l’annotazione dell’atto di negoziazione. Sempre a tutela dei coniugi che optino per la negoziazione assistita concordando patti di trasferimento patrimoniale, il decreto legge prevede come vero e proprio illecito deontologico l’eventuale impugnativa proposta da un avvocato a un “accordo” alla redazione del quale abbia partecipato.
Divorzio “brevissimo” o convenzione di negoziazione: la riforma della riforma
Due coniugi che hanno deciso di comune accordo di chiudere il loro matrimonio  potranno andare da un avvocato e stipulare la “convenzione di negoziazione” al fine di raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio). L’avvocato che ha assistito la coppia ha l’obbligo di trasmettere entro il termine di 10 giorni all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio è stato trascritto copia autenticata dell’accordo (se non lo fa rischia una multa da 5 a 50 mila euro).
L’ufficiale dello Stato civile completa la procedura ricevendo da ciascuna delle due parti la dichiarazione inerente alla separazione e la sancisce. Si può procedere anche alla modifica delle condizioni concordate di separazione o di divorzio.  Tutta la procedura si realizza grazie alla collaborazione di tre soggetti: la coppia, l’avvocato (comune ad entrambe le parti), l’ufficiale di stato civile. Il giudice, quindi, non c’entra più. I  limiti di questa procedura sono che  non sono ammessi patti di trasferimento patrimoniale; questa procedura sarà interdetta alle coppie con figli minori o con figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap gravi o economicamente non autosufficienti. La separazione e il divorzio potranno essere conclusi dall’ufficiale dello stato civile anche di un Comune diverso da quello in cui è stato celebrato il matrimonio: il funzionario riceve da ognuna delle parti personalmente la dichiarazione che esse vogliono separarsi o far cessare gli effetti civili del matrimonio oppure ancora ottenere lo scioglimento secondo condizioni concordate; è anche possibile modificare le condizioni di separazione o di divorzio, ma l’accordo non potrà contenere patti di trasferimento patrimoniale.
La nostra legislazione è tra le più restrittive e già oggi chi vuole divorziare velocemente può farlo andando all’estero infischiandosene delle nostre regole. L’Unione Europea impone, infatti, che queste sentenze, se emesse in un Paese della Comunità, siano poi riconosciute in tutti gli altri Stati.
Processo: gli atti di parte non devono più indicare la PEC
A partire dal 18 agosto 2014, gli atti di parte, redatti dagli avvocati, che introducono il giudizio o una fase giudiziale (citazione, ricorso, comparsa, controricorso e precetto) non devono più contenere l’indicazi¬one dell’indirizzo di PEC del difensore. È questo uno degli effetti della manovra di agosto  che, nell’intervenire in vari settori della Pubblica amministrazione, ha riformato anche alcuni aspetti del processo, in particolare del neonato processo telematico. Pertanto la mancata indicazione della posta elettronica certificata non è più sanzionata. Resta fermo, invece, all’interno della norma del codice di procedura che prima stabiliva detto obbligo, la necessità di indicare solo il codice fiscale. Oggi, inoltre, quando la parte deve notificare un atto all’avvocato della controparte, lo deve fare tramite la PEC risultante dagli elenchi o dal registro generale degli indirizzi elettronici gestito dal Min¬istero della Giustizia (cosiddetto registro Ini-Pec). Solo se la notifica tramite PEC non è possibile per causa imputabile all’avvocato destinatario, la legge prevede che, a partire dal 25 agosto 2014, la parte possa eseguirla depositando l’atto in cancelleria, confermando così un orientamento già seguito dalle sezioni unite della cassazione. Tale novità non si applica alla notifica del ricorso in cassazione effettuata nella cancelleria della Corte di cassazione.
Si segnala, una pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 10143/12) secondo cui l’indicazione della Pec in atti evita all’avvocato che svolge attività giudiziaria fuori dal distretto di appartenenza, di domiciliarsi presso un collega esercente nel distretto del giudice adito.
Cancelliere: scatta l’obbligo di comunicare le motivazioni della sentenza entro 5 giorni
Non più solo il dispositivo, ma l’intera sentenza, con tutte le motivazioni: è questo il nuovo obbligo di comunicazione che pende ora sulla cancelleria dei tribunali.  Fino allo scorso 25 giugno 2014, il codice di procedura civile stabiliva un dovere ben preciso per il cancelliere, una volta che la sentenza fosse stata depositata dal giudice in cancelleria: quello di dar atto di tale deposito in calce alla sentenza stessa (apponendovi data e firma) ed, entro cinque giorni, darne notizia alle parti costituite in causa, notificando il dispositivo della sentenza con il “biglietto di cancelleria” (tramite l’ufficiale giudiziario). Il biglietto di cancelleria è il mezzo con cui i difensori vengono quindi informati dell’avvenuto deposito della sentenza. Lo stesso deve contenere oltre il dispositivo anche la data dell’avvenuta pubblicazione. Con la legge di riforma della Pubblica Amministrazione, questo obbligo è stato modificato: a partire dal 25 giugno scorso il cancelliere deve comunicare alle parti costituite, entro 5 giorni dal suo deposito, il testo integrale della sentenza (e non più il solo dispositivo). Pertanto, a partire da tale data, diventa obbligatorio comunicare alle parti anche le motivazioni. Ovviamente, questo purtroppo non vuol dire che il giudice emetterà la sentenza entro cinque giorni dalla conclusione della causa, ma solo che, dal momento in cui questi avrà deciso, sarà compito del cancelliere comunicarlo agli avvocati entro detto termine. Inoltre, dal 18 agosto 2014 è previsto che la comunicazione non fa decorrere i termini per proporre le impugnazioni..
Notifiche dell’avvocato tramite PEC: nuove regole
A seguito dell’entrata in vigore del decreto legge sul riordino della Pubblica Amministrazione, sono state apportate numerose modifiche al processo, in particolare per quanto attiene alle notifiche a mezzo Pec:
Notifica personale senza ufficiale giudiziario
L’avvocato che intende notificare personalmente un atto alla controparte tramite la propria PEC deve essere regolarmente iscritto all’albo e munito di procura alle liti.
A partire dal 25 giugno 2014, egli non deve più essere preventivamente autorizzato dal Consiglio dell’Ordine. Tale autorizzazione, così come l’obbligo di dotarsi di un registro cronologico, rimane necessaria esclusivamente in caso di notifica tramite servizio postale o a mani.
A partire dal 18 agosto 2014, l’avvocato che non riesce a fornire con modalità telematiche la prova della notificazione tramite PEC deve estrarre copia su supporto analogico del messaggio di PEC, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte .
La ricerca dell’indirizzo Pec
Quando la parte deve notificare un atto all’avvocato della controparte, lo deve fare tramite la PEC risultante dagli elenchi o dal registro generale degli indirizzi elettronici gestito dal Ministero della Giustizia (registro Ini-Pec). Solo se la notifica tramite PEC non è possibile per causa imputabile all’avvocato destinatario, la parte può eseguirla depositando l’atto in cancelleria, secondo quanto già in passato chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione.
Tale novità non si applica alla notifica del ricorso in cassazione effettuata nella cancelleria della Corte di cassazione.
Orario per effettuare le notifiche telematiche
Con le nuove norme  l’orario per effettuare le notificazioni telematiche è dalle ore 7 alle ore 21. Se la notificazione è eseguita dopo le ore 21, si intende perfezionata alle ore 7 del giorno successivo.
Deposito telematico di atti e documenti
La riforma del processo telematico entrata in vigore quest’estate con decreto legge  ha apportato delle modifiche rilevanti per gli operatori del diritto.
Deposito telematico degli atti in tribunale
I difensori delle parti costituite in un processo civile (contenzioso o di volontaria giurisdizione) dinanzi al tribunale ordinario hanno l’obbligo di depositare telematicamente gli atti processuali e i documenti:
–  per i processi iniziati dal 30 giugno 2014: a partire da tale data;
– per i processi iniziati prima del 30 giugno 2014: a partire dal 31 dicembre 2014. Tuttavia, i difensori possono comunque scegliere di depositare telematicamente gli atti processuali e i documenti: in tal caso, il deposito si perfeziona esclusivamente con le modalità telematiche.
Deposito telematico degli atti in corte d’appello
I difensori delle parti costituite in un processo civile (contenzioso o di volontaria giurisdiz¬ione) dinanzi alla corte d’appello hanno l’obbligo di depositare telematicamente gli atti pro¬cessuali e i documenti a partire dal 30 giugno 2015.
Tale obbligo riguarda anche i soggetti nominati e delegati dall’autorità giudiziaria (ad esempio, i consulenti tecnici) e le parti con riguardo agli atti provenienti dai soggetti da esse nom¬inate.
Deposito in Cassazione
La parte che propone ricorso in cassazione deve depositare nella cancelleria della cassazione almeno 3 copie del ricorso e della sentenza o decisione impugnata. A partire dal 18 agosto 2014, se il ricorso è presentato con modalità telematiche la parte non ha tale onere di deposito.
Accertamenti del Ministero
Il Ministro della giustizia con uno o più decreti (da adottare sentiti l’Avvocatura generale dello Stato, il Consiglio nazionale forense ed i consigli dell’ordine degli avvocati interessati) accerta la funzionalità dei servizi di comunicazione e può individuare:
– per i processi iniziati prima del 30 giugno 2014 dinanzi al tribunale, i tribunali in cui anticipare tale termine, anche per specifiche categorie di procedimenti;
– per i processi iniziati prima del 30 giugno 2015 dinanzi alla corte d’appello, le corti d’appello in cui anticipare tale termine, anche per specifiche categorie di procedimenti.
Termini processuali
Ridotte le ferie dei giudici da 45 a 30 giorni: rivolta delle toghe per l’attacco al potere giudiziario
Tra le misure appena approvate dal Governo, volte a ridurre l’arretrato del contenzioso civile, vi è la riduzione dei termini di sospensione feriale, che passano da 45 giorni (ossia dall’1 agosto al 15 settembre) a solo 30 giorni. In buona sostanza, durante questa pausa non si tengono udienze se non per le questioni più “delicate.  Proteste dei magistrati.


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