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59° FESTIVAL DI SANREMO. O KARAOKE? Un commento alla prima serata.

Decisamente un festival fresco, dinamico, brioso, ma senza donne significative manifesto-okche non siano cantanti in gara. Gradito ritorno della lettura di autori, interpreti e Maestri d’Orchestra, ma ritornano anche le donne che non parlano e se lo fanno sbagliano. Una Alessia Piovan che pareva non aver smesso i panni del cadavere che l’ hanno resa famosa e un modello che come manichino era perfetto. Anche quando ballavano insieme nel finale l’effetto carillon ci stava tutto. Tutti leggevano, tranne Benigni ovviamente. I grandi artisti non ne hanno bisogno perchè stanno sul palco col cuore e con la testa e non sono preconfezionati. Che fine ha fatto l’improvvisazione? La creatività di chi conduce una trasmissione? Eppure le radio degli anni 70 hanno fatto grande scuola..allora la riuscita di un programma stava nella disinvoltura e fantasia del protagonista.  Bonolis, uomo di grande cultura che non ha certo bisogno di leggere, avrebbe potuto almeno mostrare in eurovisione che non tutti gli italiani sono così ridicoli quando “parlano” in inglese. Bastava chiamare “Very Victoria” Cabello o qualcuno di MTV. E risparmiarci  il costumino dell’Inter a Katy Perry che era sul palco in qualità di artista cantante e non come valletta.

Forse amore per lo sport? Calcio ovviamente, come se in Italia non ce ne fossero altri. Premetto che a me il Festival piace e, pur essendo una Baudiana, devo fare i migliori complimenti a Bonolis. Il Festival l’ho guardato con grande piacere.

Benigni mi ha commosso, come tutte le forze meravigliose della natura. “Mina manda i filmati, ormai sono rimasti in due a farlo: lei e Bin Laden! E’ sparita ed è diventata un mito. Silvio, fai anche tu così! Più lontano vai e più mito sei! E ogni tanto ci mandi Apicella con una canzone. Sugli autobus di Genova cambieranno lo slogan in: Berlusconi non c’è – goditi la vita! ” . Scherza sulla canzone della Zanicchi e conclude con un commento alla canzone di Povia, meravigliandosi che ancora si parli di omosessuali con diversità. Di peccati non c’è che la stupidità. E recita Oscar Wilde. E’ solo l’amore che caratterizza gli omosessuali. E quando c’è l’amore tutto diventa grande.

E’ comunque l’amore il leit motiv del Festival, l’amore che muove tutto. Gli Italiani sanno parlano d’amore ma non sanno parlare in Inglese. Ma c’è la Poesia di Ada Merini, Oscar Wilde, Benigni che ci ha fatto amare la Divina Commedia che a scuola odiavamo tanto, l’amore per le belle melodie.

Francesco Renga ci ha fatto sentire la mancanza di Pavarotti con la sua canzone più adatta ad un tenore e anche Mina che con la  sigla non ha proposto niente di nuovo. Fra varie fotografie dell’Italia (Masini), temi scontati affrontati senza dire niente di nuovo o di interessante (Leali), lagne gotiche in stile rock (Afterhours),  “big” grazie alla De Filippi (Marco Carta) senza aver passato la categoria nuove proposte come da regolamento, terzetti stranamente assortiti (Pupo-Belli-Youssun Dur) sulla banale scia di Sipuòdaredipiù, ecco che dopo i temi dei bambini che fanno oooh ed i piccioni, Povia ci illustra la vita di un ex gay. La domanda sorge spontanea: ma cosa ne sa lui? La bella musichetta che accompagna la storia di un soggetto passivo interpretata da uno con l’aria da sfigato. Davvero la canzone più brutta del Festival (ma l’anno scorso non ci aveva provato la coppia D’Alessio-Tatangelo?), senza contare che quasi sempre succede il contrario: di solito è uno/una etero che si accorge di vivere una vita non sua e  scopre il vero amore in una persona dello stesso sesso e  la sua vera natura repressa fino a quel momento.

Le belle canzoni non mancano. Dulcis in fundo.

Voterei con 10 per  Sal da Vinci (canzone di D’Alessio);  10 per Al Bano, la sua voce unica per un amore non corrisposto (“…Il mare non si chiude in una stanza..”); 9 per Niky Nicolai e Stefano Di Battista, un inno alla leggerezza “più sole, più amore..”, ottimista e spensierata in versione  jazz, lasciarsi il passato alle spalle e guardare positivi al futuro; 9 per Iva Zanicchi (eliminata insieme a Tricarico e gli Afterhours con possibilità di ripescaggio) che non è stata capita dal pubblico, la voce densa e la chitarra intensa tradiscono il significato del titolo (“..ti voglio senza amore.. per non farmi male) e le paure di una donna più sensibile e fragile di quanto non sembri; 8 per i Gemelli Diversi (“..ce l hai un attimo per me? Ti prego, dimmi, mentre il mondo piange, Dio dov’è?), anche se secondo me ci sarebbe stata bene una vocalist tipo Petra Magoni; 9 per Alexia e Mario Lavezzi, una grande voce ed un  grande autore, con Mogol c’è tutto quello che serve con tanto di violini; 8 per la mitica Patty Pravo, anche se la voce sembra non essere la stessa è pura poesia.

Che dire delle nuove proposte? Bravi, ma mancano d’interpretazione e  sembrano imitare i loro mentori, nello stile e nella mimica; vedi Irene che imita papà Zucchero, Simona Molinari in perfetto swing retrò della Vanoni e Filippo Perbellini, pure con la chioma di Cocciante, che ha 18 anni e promette bene, anche perchè presentato dalla Universal.

Splendidi arrangiamenti per tutte le canzoni, ma le più belle sono di amori sofferti, interpretate con passione e con grande spinta emotiva, dalla sofferenza  verso la meta, verso il sogno che può diventare realtà.

L’amor che move il sole e l’ altre stelle, per citare Dante. L’amore che dobbiamo ritrovare per vivere meglio in questo mondo.

Miguel D’Escoto, presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in collegamento video ce lo ha ricordato:”..dobbiamo lottare e abbiamo bisogno della musica per rinnovare lo spirito..”. Una frase che ha detto è molto importante: ” O ci amiamo fra di noi o affondiamo insieme”.

Viliana Trombetta


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